#daipalazziaipalazzetti: prende il via il tour italiano di Ghali

È da Mantova che il trapper di origini tunisine Ghali, classe 1993, fa partire il suo tour italiano. Prossima tappa? Il Forum di Assago (MI)!

Ancora un giorno e ci siamo: il tour di Ghali è pronto ad approdare – per quella che è la prima tappa, al PalaBam di Mantova. Per il momento l’unica data completamente sold out sembra essere il Forum di Assago.

Ghali

Ghali Amdouni – nome all’anagrafe di Ghali, classe 1993 – è passato direttamente dai palazzi della sua Baggio ai palasport italiani. Ma non solo. Quest’estate si è esibito anche sul palco svizzero dell’OpenairFrauenfeld, il più grande festival europeo hip-hop. Insomma, le carte in regola perché il tour sia un successo, ci sono eccome.

Il primo e unico album del trapper chiamato “Album” ha venduto più di 150mila copie – numero che si equivale alle vendite dell’ultimo di Jovanotti – non a caso, ospite della data conclusiva del tour.

«In un evento c’è musica, cultura e integrazione. Non voglio star lì a glorificarmi, ma quando mai nella storia della musica italiana è accaduto che un figlio di immigrati, un ragazzo cresciuto da solo con mamma e un padre che non c’è, arrivasse dalla periferia a riempire il Forum fino all’ultimo posto? Ho fatto la materna all’Eleonora Pimentel di via Russo, vicino a via Padova, poi mi sono trasferito a Baggio e ho finito lì l’ultimo anno. Nella mia scuola di “colorati” ce n’erano solo in quattro: un filippino, un sudamericano, io e una cinese. Non ho subìto, ma vedevo che c’era l’occhio diverso magari della ragazzina che preferiva giocare con gli italiani. Quando vedevo un’ingiustizia nulla mi consolava. Penso alla sensazione che prova un bimbo straniero a scuola oggi è diversa, perché adesso c’è Ghali; e anche se i molti bambini che mi seguono magari certe cose non le colgono, spero di avergli messo un seme in testa» ha spiegato il ragazzo.

Il tour

Tante sorprese e di colpi di scena perché Ghali è un progetto prima ancora di un cantante.

«Uno show come questo me lo sognavo dalla prima volta che ho preso il microfono in mano. Ci sono scenografie, suoni dal vivo con band e dj, visual d’impatto e filmati inediti della mia infanzia. Pure Stromae è partito dal rap, la dimostrazione che per funzionare non ti devi necessariamente omologare, ma puoi fare arte lavorando su te stesso, usandola come terapia. Quando l’ho visto al Forum, mi sono reso conto che non stavo assistendo ad un semplice concerto, ma un evento teatrale. Ad uno show urban-fantasy, surreale un po’ come il mio, che racconta il mondo di Ghali».