Mal di testa? Prove con le cure hi-tech

Mentre si stanno sperimentando caschetti e coroncine da applicare al capo per trattare la cefalea con la neurostimolazione, dagli Stati Uniti arrivano i primi anticorpi monoclonali in grado di prevenire gli attacchi di emicrania

Nuove cure: promesse o realtà 

Spegnere il mal di testa con un semplice tocco sullo smartphone, grazie a un’applicazione che comanda un casco capace di «coccolare» il cervello fino a cancellare gli effetti deleteri di una giornata di lavoro. Questo è il futuro che promettono le industrie biomedicali, sempre più concentrate nello sviluppo di dispositivi hi-tech che aiutino milioni di pazienti a combattere le cefalee comodamente a casa propria. Un business che si prevede sempre più florido, visto che i primi apparecchi già presenti sul mercato (totalmente a carico dei pazienti) costano diverse centinaia di euro. Ma funzionano davvero?

La neuromodulazione

«Gli apparecchi per la neuromodulazione non invasiva che troviamo attualmente in commercio sono stati approvati per l’uso. Sono sicuri e non provocano danni. Siamo però in attesa di studi scientifici solidi, basati su grandi numeri di pazienti, che permettano di documentare in modo certo i reali benefici terapeutici», sottolinea il neurologo Bruno Colombo, responsabile del Centro cefalee e algie facciali dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

La stimolazione transcranica superficiale

Prendiamo ad esempio le «coroncine» che si indossano sulla fronte per la stimolazione transcranica superficiale. Questi dispositivi, spiega Colombo, «generano dei microimpulsi elettrici che attraversano la cute e la scatola cranica. Stimolanodebolmente il tessuto cerebrale, modificando i parametri elettrici e di conseguenza i meccanismi biochimici alla base del mal di testa.

Sono indicati per pazienti emicranici con o senza aura. In alcuni casi sono progettati per intervenire durante l’attacco acuto, in modo da limitarne intensità e durata. In altri hanno un’azione preventiva e mirano a ridurre la frequenza degli attacchi.

Servono studi ulteriori 

Gli studi che ne hanno valutato l’efficacia riportano una riduzione della durata e dell’intensità degli attacchi emicranici, ma su gruppi molto ristretti di pazienti. Per questo suggerirei l’uso di questi dispositivi solo alle persone che non hanno avuto benefici dalla terapia farmacologica, così come alle donne in gravidanza che possono assumere con limitazioni i triptani, che restano i farmaci d’elezione».

I neurostimolatori transcutanei

Altri apparecchi molto ricercati sono i neurostimolatori transcutanei che agiscono sul nervo vago. «Sono dispositivi simili a rasoi da barba elettrici che si passano per pochi minuti sul collo, al di sotto della mascella, lì dove passa il nervo vago», spiega Colombo.

L’efficacia è stata testata anche grazie a uno studio multicentrico condotto in Italia. I ricercatori hanno messo a confronto lo strumento attivo con uno stimolatore «finto», facendo in modo che né lo sperimentatore né il paziente sapessero quale dei due apparecchi fosse in dotazione. «I risultati indicano che l’uso del neurostimolatore prolungato per diversi mesi ha un effetto preventivo, perché riduce il numero di giorni di emicrania al mese», racconta il neurologo del San Raffaele. «È stato provato anche l’utilizzo durante l’attacco acuto. In questo caso si è ottenuto un vantaggio molto contenuto rispetto al placebo, pari solo al 10-20%».
Bisogna poi ricordare che nessuna di queste sperimentazioni ha mai valutato l’efficacia dei neurostimolatori paragonandola a quella dei farmaci tradizionali.

Il botulino efficace per le forme croniche

Dati certi e molto incoraggianti sono disponibili per un’altra terapia innovativa, la prima approvata in Italia per il trattamento delle cefalee croniche. Si tratta della tossina botulinica. Nota al grande pubblico per il suo effetto spiana-rughe in medicina estetica, «è in realtà molto utile anche contro il mal di testa. Ha infatti la capacità di inibire la trasmissione nervosa lungo i nervi periferici che portano lo stimolo doloroso al cervello», spiega l’esperto. «La terapia è indicata per i pazienti cronici più difficili, che ogni mese hanno almeno 15 giorni di mal di testa e almeno otto giorni di attacchi emicranici pulsanti con nausea e vomito».

Come si fa

Il protocollo prevede che il botulino venga somministrato sotto cute in quantità piccole e sicure, iniettate in corrispondenza di 31 punti specifici di testa e collo dove originano i nervi periferici, con la possibilità di estendere le punturine anche in altre zone che il paziente avverte come più dolorose. «Studi clinici dimostrano che almeno il 50% dei pazienti cronici ottiene una riduzione di almeno il 50% dei giorni con mal di testa, diminuendo anche il consumo di farmaci analgesici», ricorda Colombo. «La terapia viene somministrata ogni tre mesi, per rendere più efficiente il sistema di controllo del dolore. L’obiettivo è quello di arrivare a stabilizzare il quadro del paziente nel giro di un anno».
Altro elemento positivo è che il botulino non provoca effetti collaterali di rilievo

Gli anticorpi monoclonali

«Sono anticorpi prodotti in laboratorio per bloccare l’azione della molecola CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide), che viene liberata da rami terminali sensitivi del nervo trigemino, andando poi ad agire sia su vasi meningei come vasodilatatore che su specifici recettori posti su prolungamenti delle vie nervose che portano lo stimolo doloroso al cervello», spiega l’esperto del San Raffaele.
Per bloccare questo circolo vizioso, sono stati sviluppati quattro anticorpi:

  • erenumab. È il primo approvato dalla Food and Drug Administration statunitense. Agisce sui recettori delle vie nervose.
  • Eptinezumab, fremanezumab e galcanezumab sono in via sperimentale.  Agiscono direttamente sulla molecola CGRP. «Si tratta dei primi farmaci sviluppati in modo mirato per la profilassi dell’emicrania. Una svolta epocale pari a quella dei triptani, i primi farmaci specifici per l’attacco acuto che sono stati introdotti negli anni Novanta», sottolinea Colombo.

Somministrazione semplice

Oltre a essere innovativi per il loro meccanismo d’azione ultrapreciso, gli anticorpi monoclonali sono anche relativamente facili da somministrare. Eptinezumab richiede una flebo endovenosa ogni tre mesi, praticata in day hospital. Gli altri farmaci vengono iniettati una volta al mese sotto cute attraverso delle punturine sulla pancia che il paziente può farsi comodamente a casa propria.