Polemiche e passi indietro: anche la Bellucci non parteciperà a Sanremo

Pubblicato il 20 Gennaio 2020

Anche Monica Bellucci fa un passo indietro ma no, non sembrerebbe avere nulla a che vedere con le polemiche che hanno accompagnato la prima conferenza stampa ufficiale della settantesima edizione del Festival di Sanremo. Questa è la notizia del giorno che, dopo il forfait del rapper Salmo e la bufera sul giovane Junior Cally, getta un ennesimo cono d’ombra sulla kermesse musicale. Chi altro mollerà il colpo?

La rinuncia di Monica Bellucci

La Bellucci, secondo quando riportato dalle principali testate, non prenderebbe parte al Festival tra le 10 donne selezionate dal conduttore e direttore creativo Amadeus per “cause maggiori”.

«Il signor Amadeus e io ci siamo incontrati mesi fa ipotizzando un progetto insieme. Purtroppo per cause maggiori non siamo riusciti nel nostro fine. Auguro un bel festival a lui e al suo team e spero in un’altra possibilità nel futuro» fa sapere l’attrice attraverso il suo ufficio stampa.

Le 10 “belle donne” di Amadeus rimangono così in 9. Staremo a vedere se alla rinuncia di Monica ne seguiranno anche altre.

Lo step back di Salmo

L’euforia post annuncio della partecipazione di Salmo come super ospite della prima serata del Festival è durata ben poco. Il rapper di Playlist e Machete Mixtape vol.4 ha deciso di tirarsi indietro. La notizia è stata data dal cantante via social. Vi riportiamo quanto affermato nelle stories di Instagram: «Io vorrei ringraziare di cuore Amadeus e tutto lo staff di Sanremo per avermi invitato come super ospite della prima serata, ma non sarò presente al Festival di Sanremo. Non me la sento. Mi sentirei a disagio. Vi ringrazio ancora di cuore, vorrei dirvi che tra i due santi, Sanremo e San Siro, scelgo San Siro quindi se volete venire a sentirmi nel posto giusto, con la gente giusta, venite il 14 giugno a San Siro».

Il caso Junior Cally

Per quanto riguarda il giovane rapper in gara, uno dei “24 Big”, è un momento difficile. Molti contestano i testi dei brani che compongono la sua discografia, in quanto “pieni di violenza, sessismo e misoginia”, chiedendo la sua esclusione dal Festival.

Tra coloro che remano in questa direzione c’è anche il presidente Rai Marcello Foa che non si è di certo risparmiato: «Il festival tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani. IFfestival dovrebbe promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore. La credibilità di chi canta deve rientrare fra i criteri di selezione. Chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale. Speriamo che il direttore artistico, che gode di stima anche per essere persona moderata e di buon senso, sappia riportare il festival nella sua giusta dimensione».

La risposta non si è fatta attendere. In una nota diffusa da parte del management di Junior Cally si legge: «Non capiamo se la polemica sia di carattere musicale o politica. Della sua partecipazione a Sanremo si ha notizia dal 31 dicembre e tutti i suoi testi sono disponibili sul web. Le polemiche sono legate a canzoni pubblicate da anni in un età in cui Junior Cally era più  giovane e le sue rime erano su temi diversi da quelli di oggi. Raccontare la realtà attraverso la fiction è la grammatica del rap. E non solo del rap: la storia della musica ha tantissimi esempi di racconto del mondo attraverso immagini esplicite, esagerate  e spesso allegoriche. È evidente dunque che su questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano» conclude il manager.



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