Marco Ligabue contro un muro con una chitarra
Foto di Marco Ligabue contro un muro con una chitarra Credits: IG @marcoligabue
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Marco Ligabue: «Serve “Anima in fiamme” per riaccendere questo mondo»

Marco Ligabue ci ha parlato del nuovo singolo “Anima in fiamme” e del rapporto con la band. Ascolta e leggi l’intervista al cantante!

Marco Ligabue ci ha parlato del nuovo singolo “Anima in fiamme” e del rapporto con la band. Ascolta e leggi l’intervista al cantante!

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Marco Ligabue: «Serve “Anima in fiamme” per riaccendere questo mondo»

Qui di seguito vi riportiamo l’intervista di  Sara Ventura ed Edoardo De Simone a Marco Ligabue all’interno di Spoiler: il programma mattutino di Radio LatteMiele in onda dal lunedì al venerdì dalle 11.00.

1_ Come si spegne l'”Anima in fiamme”?

La canzone è fatta per tenerla accesa.

È nata ragionando sul fatto che siamo travolti da un mondo apatico che sembra spegnersi, tra prima, pandemia e guerre, ma anche nella vita quotidiana sembra che il volume dei sogni e delle passioni si stia abbassando.

Io non ci voglio stare e ho scritto una canzone su questo, perché quello che ci tiene vivi sono le emozioni. Il brano è un “legnetto” da usare per tenere accesa la fiamma.

Soprattutto nei giorni difficili: mettere “il legnetto” nei giorni complicati è il segreto principale.

2_ Una delle tue passioni, con cui tu fai parallelismi, è il calcio.

Ho legato la canzone al Torino.

La passione più longeva è la musica, grazie alla balera dei miei genitori, ma a sei anni iniziai a tifare Torino. Sentivo echeggiare quel nome ed era l’anno dell’ultimo scudetto. Mi sono affezionato.

Effettivamente il calcio, il Torino in particolare, è una passione che ti fa restar bambino per quelle due ore di partita, per tutta la vita. Ti fa sognare anche se hai 50 anni.

Il Torino ha ancora di più questa funzione sociale. Ha avuto mille traversie e si attacca al “non mollare mai”, all’essere più perdenti che vincenti.

Ora sta andando bene ma l’ultimo campionato è stato vinto nel 1976. È come la vita di tanti: abbiamo giorni in cui vinciamo, ma la maggior parte sbattiamo la testa contro le sconfitte.

Ricordo la squadra amatori quando ero piccolo: ti insegna a fare la tua parte.

3_ Anche con la tua band è così?

Il calcio mi ha dato il valore aggiunto. Tu devi stare al tuo posto e dare il meglio nel tuo segmento.

La mia band è una parte fondamentale perché se stai bene con chi hai di fianco, sul palco puoi improvvisare.

Vivo meglio il concerto sapendo che dietro mi supportano. Basta un’occhiata per improvvisare e il bello è quello: Johnny Gasparini è il mio chitarrista, sembra con cowboy; Lenny è il figlio di Luciano, fa qualche live, ma collabora in studio. Non tiene ancora il passo, perché devi essere disposto a essere “zingaro” se vuoi fare questo lavoro.

La band è importante, ti è vicina nei momenti in cui sei lontano da casa.

4_ Il 15 maggio sarai al Teatro Asioli di Correggio.

Sarà una serata legata a prodotti locali, perché l’emilianità ci esce da ogni poro (ride, ndr). Ci saranno anche alcuni amici. Se vedete qualcuno cantare e ballare nelle piazze, ci sono sicuramente io!

Written by Redazione Lattemiele

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